sabato, 29 settembre 2007, ore 08:38
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LE INTERVISTE DI LOST HIGHWAY
Giovanna Furio / Anna Voig




Italia, Germania, Roma, Milano, Berlino, dove poggi il piedistallo che ti sorregge con più armonia? Il luogo da dove arrivo, Milano, e il luogo che riesce a cullarmi nei sotterranei che intrecciano passato e futuro: Berlino, una città di cui è impossibile avvertire il presente.

“Mangiami l’anima e poi sputala” è ambientato in una Milano da incubo, cosa ti lega agli incubi? La passione per le ombre. Rincorrerle, afferrarle e scoprire che anche l’oscurità può macchiarsi di luce, restituendomi una realtà che mi permette di misurarmi ad armi pari con l’incubo e sfidarlo a Black Jack.

Parli di “arte degli anomali” poiché tutto ciò che la società bolla come “out of control and good sense” è parte di te. Non rischi in questo modo di passare come “trasgressiva” a tutti i costi? Domanda legittima, nonostante l’interpretazione per quanto mi riguarda sia eccessiva (il virgolettato che citi non l’ho mai pronunciato). L’arte degli anomali di cui io parlo è l’espressione che non si presta alle etichette rivelando un’unicità che porta a scuotere, riflettere. L’anomalo spesso viene bollato come “eccentrico”, diceva Truman Capote. Ci leggo un motivo molto semplice in tutto questo: l’establishment predilige tutto ciò che è facilmente catalogabile contrapponendovi, quando non è possibile farne a meno, forme di gran lunga meno “immediate” (in ambito cinematografico, il tuo campo, posso citarti Lynch, che non a caso nasce come pittore) o spesso mettendole all’angolo. La storia testimonia che molte evoluzioni sono state possibili grazie a movimenti o artisti banditi o ignorati nel loro tempo. Per quanto mi riguarda non esiste la trasgressione nell’arte, esistono percezioni differenti che distinguono sensibilità diverse. Se la trasgressione di cui parli coincide con la predilezione di espressioni artistiche non appartenenti ai circuiti istituzionali allora dammi pure della trasgressiva…

Collezioni nudi d’epoca, di cosa si tratta esattamente? Colleziono foto d’epoca che ritraggono nudi femminili. Sono affascinata dalle evoluzioni; credo che la rappresentazione fotografica del nudo, quello femminile in particolare, rifletta più poeticamente rispetto al cinema i cambiamenti estetici e sociali del nostro tempo.   

Oltre alla scrittura, quali altre passioni coltivi? Tra cinema e letteratura mi sembra che tu abbia intenzioni molto oniriche, dove il sangue è il protagonista principale… Tutto quello che mi permette di mantenere caldo quel sangue. E spero di non deludere nessuno con il nuovo progetto che sta per nascere, in collaborazione con il fotografo Angelo Cricchi, dal momento che il corpo femminile protagonista di questo nuovo scenario in cui le parole si vestono di immagini, è decisamente…pallido e esangue.  Posso comunque assicurarvi che avrà un modo tutto suo di essere tremendamente erotico.
La dimensione onirica per me è fondamentale. Riesco a parlare con me stessa, senza veli, attraverso i sogni. A volte sono questi sogni che mi ispirano per le mie storie. Prendi Verde, per esempio (il racconto fotografico) è nato dalla visione di questa donna, senza volto, con indosso un abito verde in mezzo a un campo sconfinato.  Era tutto dannatamente perfetto, dal lombrico che risaliva sul suo piede al vento che appiccicava sul quel corpo lembi di seta. Il surreale rappresenta un ideale di bellezza per me, è l’unico luogo in cui è possibile la perfezione. Nella dimensione reale solo il mio fiore preferito, il ranuncolo, raggiunge questa perfezione.
 
Nel tuo romanzo affronti il tema spirituale sotto una nuova veste, la reincarnazione di Gesù Cristo è simbolo di salvezza o dannazione? Questa figura richiama in parte il recente film di Ermanno Olmi “Centochiodi”…
Gesù Cristo nel mio libro è rappresentato come un uomo ordinario che ama silenziosamente mancando di incisività. Il classico problema di “comunicazione” che svilisce spesso molte relazioni.  La materializzazione di Lucio (così come lo chiama la protagonista del libro) è la risposta alla domanda di sottofondo che permea questa storia: dove eri quando avevo più bisogno di te?
In realtà mi sono soffermata sul viaggio compiuto dalla protagonista la cui salvezza arriva attraverso l’omicidio. In questa storia l’omicidio è la vera svolta e non la reincarnazione di Lucio. 

Ti cito nuovamente “ricostruisco pezzi di me con materiali di scarto di ogni genere”, in queste parole è possibile leggere la tua dualità? Poiché gli scarti possono essere sia buoni che cattivi, possono tendere su due lati opposti, oppure le tue personalità si sovrappongono senza disturbarsi? Molteplicità, trasformazione, movimento, lotta e catarsi, silenzio e rumore, il tutto dentro il mio personale condominio, in una sovrapposizione che in certi casi mi costringe a salire sul ring.

Chi è Anna Voig e quando l’hai conosciuta? Anna Voig è un residuo dell’ex DDR. È una ex spia berlinese in perenne trasferta fisica ed emotiva. Firma il blog mangiamilanima.blogspot.com, che per definizione è incostante e inconsistente per una semplice ragione: Anna Voig, in quanto residuo di un regime, è stata addestrata a spiare nei dettagli tutto ciò che la circonda, e la focalizzazione sul dettaglio ha l’effetto collaterale di diventare sinonimo di frammentarietà. Le visioni di ciò che osserva sono lampi, è come se i suoi occhi raccontassero senza un vero e proprio filo narrativo.  Anna Voig è una donna estremamente schiva e diffidente. L’ho conosciuta anni fa mentre riemergeva dalle acque del Baltico. Credo stesse scappando…      

Cos’è la speranza a questo mondo? Una bestemmia o una consolazione utile per sopravvivere? Io preferisco parlare di sogni e di passioni. Senza questi la vita sì che sarebbe una vera bestemmia!

Recentemente hai rilasciato una intervista-provocazione al mensile FoxUomo, c’è qualcosa che vorresti dire senza censure? E’ sorprendente il fatto che un sogno come quello descritto sia stato percepito come provocatorio. Diciamo che non mi preoccupo affatto della censura e che al momento voglio godermi i miei silenzi… 

Dimmi una cattiveria, di quelle che fanno male agli ipocriti, di quelle che rinvigoriscono cuori “bionici” impossibili da fermare… I cuori bionici non si curano degli ipocriti. Mozart si è forse mai curato di Salieri?

http://mangiamilanima.blogspot.com

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